Il valzer degli addii

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     E’ l’inizio dell’autunno e gli alberi si colorano di giallo, di rosso, di marrone; la piccola stazione termale al centro dell’amena vallata sembra stretta da un incendio.

(…)

“In questo paese la gente non apprezza il mattino. Si fanno svegliare di prepotenza da una sveglia che spezza il sonno come un colpo di scure e si abbandonano subito a una fretta funesta. Mi dica lei come può andare una giornata che comincia con un simile atto di violenza! Cosa può esserne di persone che giornalmente ricevono, per mezzo di una sveglia, un piccolo elettroshock? Ogni giorno che passa si abituano alla violenza e disapprendono il piacere. Mi creda, è il mattino che decide del temperamento di un uomo”.

(…)

Altrimenti potrà vivere solo a metà, vivere come uno che non sa nuotare e sguazza a due passi dalla riva benché il vero mare sia solo dove non si tocca.

(…)

     La guardava e gli sembrava irreale. Quella donna, di cui era incapace di ricordare i tratti quando ne era lontano, gli appariva adesso come la sua condanna a vita. (Come tutti noi, anche Klima riteneva reale solo quello che entra nella nostra vita dal di dentro, gradualmente, in modo organico, mentre quello che arriva dal di fuori, di colpo e in modo fortuito, lo percepiva come un’invasione dell’irreale. Disgraziatamente non c’è nulla di più relae di questa irrealtà!).

(…)

     Che cosa le aveva detto quell’uomo? Che partiva per sempre. Una lunga e sommessa nostalgia le strinse il cuore. Nostalgia non solo di quell’uomo, ma anche dell’occasione perduta. E non solo di quell’occasione in particolare, ma dell’occasione come tale. Rimpiangeva tutte le occasioni che aveva perso, che aveva lasciato passare, alle quali si era sottratta, persino quelle che non aveva mai avuto.
     Quell’uomo le aveva detto di aver sempre vissuto come un cieco senza neanche sospettare l’esistenza della bellezza. Lo capiva. Per lei era stato lo stesso. Anche lei viveva nella cecità. Non vedeva che un unico essere illuminato dal violento riflettore della gelosia. E se quel riflettore si fosse spento all’improvviso? Nella luce diffusa del giorno sarebbero comparsi migliaia di altri esseri umani e l’uomo che fino a quel momento lei aveva creduto l’unico uomo al mondo sarebbe diventato uno dei tanti.
     Teneva il volante, si sentiva bella e sicura di sé, e continuava nelle sue riflessioni: Era proprio amore il sentimento che la teneva legata a Klima o era soltanto la paura di perderlo? E se quella paura era stata all’inizio una ansiosa forma di amore, non era possibile che col passare del tempo l’amore (stanco e spossato) fosse evaporato da quella forma? E che le fosse rimasta soltanto la paura, la paura senza l’amore? E che cosa sarebbe rimasto se avesse perso quella paura?

(…)

                                                   Poi, sotto le luci della pensilina, uscirono tutti e quattro dalla stazione.

Scritto in Boemia nel 1972

 

“Il valzer degli addii”  Milan Kundera –
 Adelphi Edizioni – traduzione di Serena Vitale

3 Risposte to “Il valzer degli addii”

  1. Un post interessante il tuo, ti invito a dare un’occhiata qui, dove noi di Vongole & Merluzzi abbiamo deciso di parlare…dell’insostenibile leggerezza di un rotolo!

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/03/28/linsostenibile-leggerezza-di-un-rotolo/

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