Voglio essere un giardino

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Voglio essere un giardino e che alla mia fontana
colgano i tanti sogni nuovi fiori,
gli uni in disparte e pensierosi,
gli altri riuniti in muti conversari.

E quando vanno, voglio su di loro
far stormire parole come alberi,
e se riposano, agli immemori sonni
col mio silenzio origliare.

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(“Voglio essere un giardino e che alla mia fontana” Rainer Maria Rilke)

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Ich will ein Garten sein, an dessen Bronnen
die vielen Träume neue Blumen brächen,
die einen abgesondert und versonnen,
und die geeint in schweigsamen Gesprächen.

Und wo sie schreiten, über ihren Häupten
will ich mit Worten wie mit Wipfeln rauschen,
und wo sie ruhen, will ich den Betäubten
mit meinem Schweigen in den Schlummer lauschen.

(“Ich will ein Garten sein, an dessen Bronnen”  Rainer Maria Rilke)

Die Frühen Gedichte

 

“Poesie I: 1895-1908”  –  “Poesie  II: 1908-1926”  Rainer Maria Rilke 
Giulio Einaudi Editore
A cura di Giuliano Baioni
Traduzioni: Anna Maria Carpi, Cesare Lievi,  Giacomo Cacciapaglia,
Roberto Carifi, Anna Lucia Giavotto Künkler, Andreina Lavagetto

9 Risposte to “Voglio essere un giardino”

  1. vorrei avere la forza della terra.

  2. E beh qui l’atmosfera è quella di casa: Rilke, il giardino, il silenzio… cosa ci vuole d’altro per essere felici ?

  3. la terra ha bisogno, oltre al sorriso del sole e al soffio del vento, anche delle lacrime del cielo … ma ha in sè la genesi di quella forza che fa germogliare, domani, i nuovi fiori … il tuo cuore grande sa cosa vuol dire battere ancora per il “domani”, ha in sè quella forza … e come dalla terra germinano quei tulipani rossi e gentili, così dal tuo cuore prende forma la tua bellezza

    ti abbraccio forte

  4. Giardino, Fontana, Sogni , Fiori… Rilke mette la maiuscola come fossero nomi di persone. Chissà perché il traduttore non l’ha fatto…
    mi pare un particolare non trascurabile. Non posso controllare , ho l’edizione Einaudi, ma solo delle poesie 1907-1926.

    • bella osservazione, guglielmo.
      potrebbe essere un a regola della grammatica tedesca, a me totalmente sconosciuta, e ciò spiegherebbe perché il taduttore non sia stato fedele alla lingua originale. O potrebbe essere un banale vezzo di Rilke, e il traduttore potrebbe non aver voluto seguire il capriccio del poeta.

      però mi piace pensare che sia altro.
      Ti riporto uno stralcio del suo diario scritto nel periodo in cui viveva nella comunità di Warpswede insieme ad numerosi artisti e che lo porta ad incamminarsi su quel sentiero che porterà la sua poesia verso la ricerca del “Guardare”: guardare al di fuori, con occhi mai stanchi di meraviglia, le cose, ma richiuderli a ogni istante per contemplarle dentro di sé, dare vita alle cose, descrivere le cose a tutto tondo così bene da far sì che siano esse stesse a possedere una voce, talmente chiara da essere in grado di arrivare fino a noi, e assumere un senso secondo la nostra percezione.

      “Ma davvero si impara quia guardare qualcosa di nuovo. Accanto al cielo e al paesaggio c’è, con pari diritto, una terza cosa: l’aria. Le cose mi sono sempre sembrate come braccia ed estremità, legate al grande corpo della terra; ma qui ci sono tante cose che sono come isole – solitarie, chiare, circondate da ogni lato dal fluido dell’aria sempre mossa. E’ questo che rende tanto forti le loro forme. C’è una sorta di disinteresse di sé in questo modo di partecipare alla natura. Comincio a poco a poco a comprendere questa vita, che attraverso grandi occhi entra in anime in eterna attesa. Questa quotidiana attenzione, acutezza e prontezza di sensi volti all’esterno, questo multiforme vedere e continuo distogliere lo sguardo da sé…”

      Sì, mi piace pensare che Giardino, Fontana, Sogni , Fiori siano i Nomi delle cose…. questo non risponde alla tua domanda però.🙂

      (però se è tutta una questione di grammatica rimango malissimo:)

      • La traduzione è fedele alla lingua originale,
        la differenza è nella regola grammaticale. Infatti, in grammatica tedesca sono considerati “nomi propri”, mentre in grammatica italiana sono considerati “nomi comuni”. Ma non c’è da rimaner male, perché entrambe le lingue attribuiscono a queste parole un altissimo significato simbolico.

    • La traduzione è fedele alla lingua originale,
      la differenza è nella regola grammaticale. Infatti, in grammatica tedesca sono considerati “nomi propri”, mentre in grammatica italiana sono considerati “nomi comuni”. Ma non c’è da rimaner male, perché entrambe le lingue attribuiscono a queste parole un altissimo significato simbolico.

    • Anna Buberl Says:

      É una regola tedesca, i nomi di persone, animali e cose vengono scritti grandi

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