Archive for the Borges Category

Assenza

Posted in Borges with tags on 3 dicembre 2010 by FrammentAria

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Dovrò rialzare la vasta vita
che ancora adesso è il tuo specchio:
ogni mattina dovrò ricostruirla.
Da quando ti allontanasti,
quanti luoghi sono diventati vani
e senza senso, uguali
a lumi nel giorno.
Sere che furono nicchia della tua immagine,
musiche in cui sempre mi attendevi,
parole di quel tempo,
io dovrò frantumarle con le mie mani.
In quale profondità nasconderò la mia anima
perchè non veda la tua assenza
che come un sole terribile, senza occaso,
brilla definitiva e spietata?
La tua assenza mi circonda
come la corda la gola
il mare chi sprofonda.

(“Assenza” / FERVORE DI BUENOS AIRES – Jorge Luis Borges

Habré de levantar la vasta vida
que aún ahora es tu espejo:
cada mañana habré de reconstruirla.
Desde que te alejaste,
cuántos lugares se han tornado vanos
y sin sentido, iguales
a luces en el día.
Tardes que fueron nicho de tu imagen,
músicas en que siempre me aguardabas,
palabras de aquel tiempo,
yo tendré que quebrarlas con mis manos.
¿En qué hondonada esconderé mi alma
para que no vea tu ausencia
que como un sol terrible, sin ocaso,
brilla definitiva y despiadada?
Tu ausencia me rodea
como la cuerda a la garganta,
el mar al que se hunde.

[“Ausencia” / FERVOR DE BUENOS AIRES  (1923) – Jorge Luis Borges]

JORGE LUIS BORGES TUTTE LE OPERE – Arnoldo Mondadori Editore
I Meridiani collezione.  A cura di Domenico Porzio
traduzione: Domenico Porzio

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Congedo

Posted in Borges with tags on 15 gennaio 2010 by FrammentAria

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Tra il mio amore e me devono alzarsi
trecento notti come trecento pareti
e il mare sarà una magia tra di noi

Non ci saranno che ricordi.
O sere meritate dal dolore,
notti speanzose di guardarti,
campi del mio cammino, firmamento
che sto vedendo e perdendo…
Definitiva come un marmo
rattristerà la tua assenza altre sere.

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(“Congedo” / FERVORE DI BUENOS AIRES – Jorge Luis Borges

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Entre mi amor y yo han de levantarse
trescientas noches como trescientas paredes
y el mar será una magia entre nosotros.

No habrá sino recuerdos.
Oh tardes merecidas por la pena,
noches esperanzadas de mirarte,
campos de mi camino, firmamento
que estoy viendo y perdiendo…
Definitiva como un mármol
entristecerá tu ausencia otras tardes.

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[“Despedida” / FERVOR DE BUENOS AIRES  (1923) – Jorge Luis Borges]

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JORGE LUIS BORGES TUTTE LE OPERE – Arnoldo Mondadori Editore
I Meridiani collezione.  A cura di Domenico Porzio
traduzione: Domenico Porzio

Arte poetica

Posted in Borges with tags on 20 ottobre 2009 by FrammentAria

GUARDARE il fiume fatto di tempo e d’acqua
e ricordare che il tempo è un altro fiume.
Sapere che ci perdiamo come il fiume
e che passano i volti come l’acqua.

Sentire che la veglia è un altro sogno,
sogno di non sognare e la morte
che il nostro corpo teme è questa morte
di ogni notte, che chiamiamo sonno.

Vedere nel giorno o nell’anno un simbolo
dei giorni dell’uomo e dei suoi anni,
trasfigurare l’oltraggio degli anni
in una musica, un ruomore, un simbolo,

vedere nella morte il sonno, nel tramonto
un triste oro, questo è la poesia
che è povera e immortale. La poesia
si volge come l’aurora e il tramonto.

Talora nel crepuscolo un volto
ci guarda dal fondo di uno specchio;
l’arte deve esser come quello specchio
che ci rivela il nostro proprio volto.

Ulisse, dicono, stanco di prodigi,
pianse d’amore, scorgendo la sua Itaca
umile e verde. L’arte è quell’Itaca
di verde eternità, non di prodigi.

E’ anche come il fiume senza fine
che passa e resta; è specchio di uno stesso
Eraclito incostante, uno e diverso
sempre, come il fiume senza fine.

(ARTE POETICA – Jorge Luis Borges)

 Delire Lucide_nocturne.rid

 

 

 

 

 

Mirar el rìo hecho de tiempo y agua
Y recordar que el tiempo es otro rio,
Saber que nos perdemos como el rio
Y que los rostros pasan como el agua.

Sentir que la vigilia es otro sueño
Que sueña no soñar y que la muerte
Que teme nuestra carne es esa muerte
De cada noche, que se llama sueño.

Ver en el dia en el año un simbolo
De los dias del hombre y de sus años,
Convertir el ultraje de los años
En una musica, un rumor y un simbolo,

Ver en la muerte el sueño, en el ocaso
Un triste oro, tal es la poesia
Que es immortal y pobre. La poesia
Vuelve como la aurora y el ocaso.

A veces en las tardes una cara
Nos mira desde el fondo de un espejo;
El arte debe ser como ese espejo
Que nos revela nuestra propia cara.

(Arte poética – Jorge Luis Borges)

“Lantologia personale di BORGES”  Longanesi & C. ediz. del 1967 – traduzione di Maria Vasta Dazzi