Archive for the García Lorca Category

Madrigale

Posted in García Lorca with tags on 17 febbraio 2012 by FrammentAria

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Il mio bacio era una melagrana,
profonda e aperta;
la tua bocca una rosa
di carta.

Il fondo un campo di neve.

Le mie mani erano ferri
per le incudini;
il tuo corpo il tramonto
did’uno scampanio.

Il fondo un campo di neve.

E nel bucherellato
teschio turchese
fecero stalattiti
i miei ti amo.

Il fondo un campo di neve.

Si riempirono di muffa
i miei sogni infantili,
e perforò la luna
il mio dolore salomonico.

Il fondo un campo di neve.

Adesso, grave, insegno
all’alta scuola,
al mio amore e ai miei sogni
(cavallini senza occhi).

E il fondo è un campo di neve.

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(“Madrigale” Federico García Lorca)


 

 

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Mi beso era una granada,
profunda y abierta;
tu boca era rosa
de papel.

El fondo un campo de nieve.

Mis manos eran hierros
para los yunques;
tu cuerpo era el ocaso
de una campanada.

El fondo un campo de nieve.

En la agujereada
calavera azul
hicieron estalactitas
mis te quiero.

El fondo un campo de nieve.

Llenáronse de moho
mis sueños infantiles,
y taladró a la luna
mi dolor salomónico.

El fondo un campo de nieve.

Ahora maestro grave
a la alta escuela,
y mi amor y a mis sueños
(caballito sin ojos).

Y el fondo es un campo de nieve.

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(“Madrigal” Federico García Lorca)

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“Nuda canta la notte”  Federico García Lorca
collana “UN SECOLO DI POESIA”
edizione speciale per Corriere della Sera
A cura e traduzione di Valerio Nardoni

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Immagine: Charles Moffat “Persephone with the Pomegranate” 2008

 

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CASIDA SETTIMA Della rosa

Posted in García Lorca with tags on 18 marzo 2011 by FrammentAria

 

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La rosa
non cercava l’aurora:
quasi eterna sul ramo,
cercava altra cosa.

La rosa,
non cercava né scienza né ombra:
soglia tra  carne e sogno,
cercava altra cosa.

La rosa
non cercava la rosa.
Immobile nel cielo
cercava altra cosa.

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(CASIDA SETTIMA Della rosa –  Federico García Lorca)

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La rosa
no buscaba la aurora:
casi eterna en su ramo,
buscaba otra cosa.

La rosa,
no buscaba ni ciencia ni sombra:
confín de carne y sueño,
buscaba otra cosa.

La rosa,
no buscaba la rosa.
Inmóvil por el cielo
buscaba otra cosa.

  
(“CASIDA SÉPTIMA De la rosa – Federico García Lorca)
 
 

“POESIE D’AMORE”  Federico García Lorca 
Passigli Editori.
Traduzione: Valerio Nardoni

 

Cmmento di Gaetano Chiappini:
“La rosa della passione e dell’eros non cerca surrogati come il sorgere del giorno; né la scienza né la notte. Nemmeno se stessa. La rosa cercava altra cosa. Nessun mistero. La vita cerca sempre qualcosa d’altro.

Da Sonetos: sono undici sonetti (scritti tra il 1935 e il ’36) di cui si ebbe a Granada nel 1983 un’edizione pirata; poi, sul quotidiano madrileno ABC del 17 marzo 1985 un’edizione autorizzata a cura di Miguel García Posada, noto studioso della poesia lorchiana.”

Canti nuovi

Posted in García Lorca with tags on 18 dicembre 2009 by FrammentAria

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Dice la sera: “Ho una gran sete d’ombra!”
Dice la luna: “Io ho sete di stelle”
La fonte cristallina chiede labbra
ed il vento sospiri.

Io ho sete di profumi e di risate.
Sete di canti nuovi
senza luna né gigli,
e senza amori morti.

Un canto mattutino che increspi
i ristagni tranquilli
dell’avvenire. E riempia di speranza
le sue onde e i suoi fanghi.

Un canto luminoso e riposato
ricolmo di pensiero,
verginale d’angosce e di tristezze,
verginale di sogni.

Canto che riempia senza carne lirica
di risate il silenzio.
(come uno stormo di colombe cieche
lanciate nel mistero).

Canto che delle cose vada all’anima
e all’anima dei venti
e che riposi infine nella gioia
di questo cuore eterno.

Vega de Zujaira, agosto  1920

(“Canti nuovi” Federico García Lorca)

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Dice la tarde: “¡Tengo sed de sombra!”
Dice la luna: “¡Yo, sed de luceros!”
La fuente cristalina pide labios
y suspira el viento.

Yo tengo sed de aromas y de risas,
sed de cantares nuevos
sin lunas y sin lirios,
y sin amores muertos.

Un cantar de mañana que estremezca
a los remansos quietos
del porvenir. Y llene de esperanza
sus ondas y sus cienos.

Un cantar luminoso y reposado
pleno de pensamiento,
virginal de tristeza y de angustias
y virginal de ensueños.

Cantar sin carne lírica que llene
de risas el silencio
(una bandada de palomas ciegas
lanzadas al misterio).

Cantar que vaya al alma de las cosas
y al alma de los vientos
y que descanse al fin en la alegría
del corazón eterno.

Vega de Zujaira, Agosto de 1920

 (” Cantos nuevos” Federico García Lorca)

“POESIE D’AMORE”  Federico García Lorca –  Passigli Editori. Traduzione: Valerio Nardoni

Se le mie mani potessero disfogliare

Posted in García Lorca with tags on 19 ottobre 2009 by FrammentAria

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Io pronuncio il tuo nome
nel buio delle notti,
quando vengono gli astri
a bere nella luna
e dormono i fogliami
delle fronde nascoste.
E io mi sento vuoto
di passione e di musica.
Pazzo orologio, canto
antiche ore morte.

Io pronuncio il tuo nome,
in questa notte oscura,
e il tuo nome mi suona
più lontano che mai.
E più lontano di tutte le stelle
e più dolente della pioggia quieta.

Ti amerò come allora
prima o poi? Quale colpa
dimora nel mio cuore?
Se la nebbia sfuma,
che altra passione attendo?
Sarà tranquilla e pura?
Le mie dita potessero
disfogliare la luna!!

Granada, 10 novembre 1919

(“Se le mie mani potessero disfogliare” Federico García Lorca)

 

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Yo pronuncio tu nombre
en las noches oscuras,
cuando vienen los astros
a beber en la luna
y duermen los ramajes
de las frondas ocultas.
Y yo me siento hueco
de pasión y de música.
Loco reloj que canta
muertas horas antiguas.

Yo pronuncio tu nombre,
en esta noche oscura,
y tu nombre me suena
más lejano que nunca.
Más lejano que todas las estrellas
y más doliente que la mansa lluvia.

¿Te querré como entonces
alguna vez? ¿Qué culpa
tiene mi corazón?
Si la niebla se esfuma,
¿qué otra pasión me espera?
¿Será tranquila y pura?
¡¡Si mis dedos pudieran
deshojar a la luna!!

Granada, 10 de Noviembre de 1919

(“Si mis manos pudieran deshojar”  Federico García Lorca)

“POESIE D’AMORE”  Federico García Lorca –  Passigli Editori. Traduzione: Valerio Nardoni