Archive for the Kertész Category

Essere senza destino

Posted in Kertész with tags on 31 gennaio 2011 by FrammentAria

.

          Oggi non sono andato a scuola. O meglio, ci sono andato, ma solo per farmi esonerare dal nostro professore. Gli ho portato la lettera di mio padre, in cui richiede il mio esonero per “motivi familiari”. Il professore ha chiesto quali fossero questi motivi familiari: Io gli ho risposto che mio padre è stato chiamato al periodo di lavoro obbligatorio; a quel punto lui non ha più fatto obiezioni.

(…)

Ma la mia occupazione preferita consisteva nell’immaginare e ripetermi continuamente un’intera giornata a casa, senza lacune, se possibile dal mattino fino alla sera e di farlo limitandomi comunque a fatti modesti. Perché mi sarebbe costata troppa fatica immaginare una giornata eccezionale, magari addirittura la giornata ideale – e così immaginavo semplicemente una giornata brutta, la sveglia al mattino presto, la scuola, l’imbarazzo, il pranzo cattivo, e qui nel campo di concentramento realizzavo tutte le innumerevoli opportunità che non avevo saputo cogliere, che avevo rifiutato o magari nemmeno notato, e le realizzavo, oserei dire, il più compiutamente possibile. Ne avevo gia sentito parlare e adesso potevo testimoniarlo io stesso: davvero, neppure i muri  opprimenti di una prigione possono frenare il volo dell’immaginazione. Il problema era soltanto questo: se mi spingevo fino a dimenticare persino le mani, allora la realtà ben presto tornava a imporsi con grande vigore e determinazione perché, malgrado tutto, qui continuava a esistere.

(…)

(…) “Significa che il tempo aiuta” “Aiuta…? In cosa?” “In tutto”, e ho cercato di spiegargli come è, arrivare in una stazione non proprio lussuosa ma nel complesso accettabile, pulita e graziosa, dove solo lentamente, col succedersi del tempo, tappa dopo tappa ti si chiarisce tutto quanto. Quando hai superato la prima tappa, quando sai di averla passata, già ti si presenta la prossima. Quando poi sei arrivato a conoscere tutto, allora hai anche compreso tutto. E mentre comprendi tutto, non rimani certo inattivo: già sistemi le cose nuove, vivi, agisci, ti muovi, adempi le continue richieste di ogni tappa successiva. Se però non ci fosse questa successione nel tempo e tutte queste conoscenze si riversassero su di noi in una sola volta, forse la nostra testa non riuscirebbe a sopportarle e nemmeno il nostro cuore.

(…)

(…) “Ma cosa avremmo potuto fare?!”  (…) niente, naturalmente; oppure qualunque cosa, che sarebbe stato altrettanto irragionevole quanto il non aver fatto niente, è naturale, naturale come sempre.

(…)

(…) non si può cominciare una vita nuova ma soltanto proseguire quella vecchia. Io e nessun altro ho fatto i miei passi e, aggiungo, con rettitudine. (…) Volevano forse che tutta la mia rettitudine e tutti i miei passi pregressi perdessero il loro significato? Perché questo repentino cambiamento dell’animo, perché questa riluttanza, questo rifiuto di voler comprendere: se esiste un destino, allora la libertà non è possibile; se però – ho continuato – la libertà esiste, allora non esiste un destino, il che significa che noi stessi siamo il destino. (…)  Non potevano togliermi tutto, almeno questo dovevano cercare di capirlo; non era ammissibile che non mi venisse concesso né di essere vincitore né vinto, né causa né effetto, né di sbagliare né di avere ragione.

(…)

Io ci sono e so bene che, pur di poter vivere, il prezzo che pago è di accettare qualunque punto di vista.
(…) proseguirò la mia vita che non è proseguibile.
(…) non esiste assurdità che non possa essere vissuta con naturalezza e sul mio cammino, lo so fin d’ora, la felicità mi aspetta come una trappola inevitabile. Perché persino là, accanto ai camini, nell’intervallo tra i tormenti c’era qualcosa che assomigliava alla felicità. Tutti mi chiedono sempre dei mali, degli “orrori”: sebbene per me, forse, proprio questa sia l’esperienza più memorabile. Sì, è di questo, della felicità dei campi di concentramento che dovrei parlare loro, la prossima volta che me lo chiederanno.

“Essere senza destino”  Imre Kertész
 Feltrinelli Editore
traduzione: Barbara Griffini