L’amore dopo l’amore

Posted in Walcott with tags on 29 febbraio 2012 by FrammentAria

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Verrà il momento
in cui, con gioia,
saluterai te stesso mentre arrivi
alla tua porta, nel tuo specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro,

dicendo: siediti qui. Mangia.
Amerai di nuovo l’estraneo che era te.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, all’estraneo che ti ha amato

per tutta la vita, che hai ignorato
per un altro, che ti conosce a memoria.
Togli le lettere d’amore dallo scaffale dei libri,

le foto, gli appunti disperati,
sbuccia la tua immagine dallo specchio.
Siediti. Banchetta con la tua vita.

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(“L’amore dopo l’amore” Derek Walcott)

The time will come
when, with elation
you will greet yourself arriving
at your own door, in your own mirror
and each will smile at the other’s welcome,

and say, sit here. Eat.
You will love again the stranger who was your self.
Give wine. Give bread. Give back your heart
to itself, to the stranger who has loved you

all your life, whom you ignored
for another, who knows you by heart.
Take down the love letters from the bookshelf,

the photographs, the desperate notes,
peel your own image from the mirror.
Sit. Feast on your life.

(“Love After Love” Derek Walcott)

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“Nelle vene del mare” Derek Walcott
collana “UN SECOLO DI POESIA”
edizione speciale per Corriere della Sera
A cura e traduzione di Matteo Campagnoli

Madrigale

Posted in García Lorca with tags on 17 febbraio 2012 by FrammentAria

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Il mio bacio era una melagrana,
profonda e aperta;
la tua bocca una rosa
di carta.

Il fondo un campo di neve.

Le mie mani erano ferri
per le incudini;
il tuo corpo il tramonto
did’uno scampanio.

Il fondo un campo di neve.

E nel bucherellato
teschio turchese
fecero stalattiti
i miei ti amo.

Il fondo un campo di neve.

Si riempirono di muffa
i miei sogni infantili,
e perforò la luna
il mio dolore salomonico.

Il fondo un campo di neve.

Adesso, grave, insegno
all’alta scuola,
al mio amore e ai miei sogni
(cavallini senza occhi).

E il fondo è un campo di neve.

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(“Madrigale” Federico García Lorca)


 

 

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Mi beso era una granada,
profunda y abierta;
tu boca era rosa
de papel.

El fondo un campo de nieve.

Mis manos eran hierros
para los yunques;
tu cuerpo era el ocaso
de una campanada.

El fondo un campo de nieve.

En la agujereada
calavera azul
hicieron estalactitas
mis te quiero.

El fondo un campo de nieve.

Llenáronse de moho
mis sueños infantiles,
y taladró a la luna
mi dolor salomónico.

El fondo un campo de nieve.

Ahora maestro grave
a la alta escuela,
y mi amor y a mis sueños
(caballito sin ojos).

Y el fondo es un campo de nieve.

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(“Madrigal” Federico García Lorca)

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“Nuda canta la notte”  Federico García Lorca
collana “UN SECOLO DI POESIA”
edizione speciale per Corriere della Sera
A cura e traduzione di Valerio Nardoni

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Immagine: Charles Moffat “Persephone with the Pomegranate” 2008

 

A Sofia

Posted in Shelley on 13 gennaio 2012 by FrammentAria

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Tu sei bella, e poche son più belle
fra le ninfe dei mari e della terra;
son vesti che stan bene a chi le porta
queste tue membra soavi che,  muovendosi,
sempre cadono e cambiano e scintillano,
mentre la vita in esse danza.

I tuoi profondi occhi – un duplice Pianeta:
i più saggi, se li fissano, impazziscono
per il mite e chiaro fuoco, ventilato
dai pensieri di tenera allegrezza
che, come zefiri sull’onda, fanno
della tua dolce anima il loro guanciale.

Se ogni viso che dipingi nel riflesso
dei tuoi occhi impallidisce dal piacere,
se l’anima che langue viene meno quando ascolta
il ritmo indomito della tua arpa,
non ti meravigliar se, quando parli,
di tutti i cuori deboli, il mio sia il più debole.

Come rugiada sotto il soffio del mattino,
come il mare quando i turbini lo destano,
come gli uccelli all’avviso del tuono,
come ogni cosa muta, ma nel profondo scossa,
come chi sente uno spirito invisibile,
così è il mio cuore quando il tuo è vicino.

(“A Sofia” Percy Bysshe Shelley)
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Thou art fair, and few are fairer
Of the Nymphs of earth or ocean;
They are robes that fit the wearer–
Those soft limbs of thine, whose motion
Ever falls and shifts and glances
As the life within them dances.

Thy deep eyes, a double Planet,
Gaze the wisest into madness
With soft clear fire,–the winds that fan it
Are those thoughts of tender gladness
Which, like zephyrs on the billow,
Make thy gentle soul their pillow.

If, whatever face thou paintest
In those eyes, grows pale with pleasure,
If the fainting soul is faintest
When it hears thy harp’s wild measure,
Wonder not that when thou speakest
Of the weak my heart is weakest.

As dew beneath the wind of morning,
As the sea which whirlwinds waken,
As the birds at thunder’s warning,
As aught mute yet deeply shaken,
As one who feels an unseen spirit
Is my heart when thine is near it.

(To Sophia” Percy Bysshe Shelley)

“OPERE” Percy Bysshe Shelley
Einaudi-Gallimard
Traduzione: Francesco Rognoni

Voglio essere un giardino

Posted in Rilke with tags on 25 novembre 2011 by FrammentAria

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Voglio essere un giardino e che alla mia fontana
colgano i tanti sogni nuovi fiori,
gli uni in disparte e pensierosi,
gli altri riuniti in muti conversari.

E quando vanno, voglio su di loro
far stormire parole come alberi,
e se riposano, agli immemori sonni
col mio silenzio origliare.

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(“Voglio essere un giardino e che alla mia fontana” Rainer Maria Rilke)

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Ich will ein Garten sein, an dessen Bronnen
die vielen Träume neue Blumen brächen,
die einen abgesondert und versonnen,
und die geeint in schweigsamen Gesprächen.

Und wo sie schreiten, über ihren Häupten
will ich mit Worten wie mit Wipfeln rauschen,
und wo sie ruhen, will ich den Betäubten
mit meinem Schweigen in den Schlummer lauschen.

(“Ich will ein Garten sein, an dessen Bronnen”  Rainer Maria Rilke)

Die Frühen Gedichte

 

“Poesie I: 1895-1908”  –  “Poesie  II: 1908-1926”  Rainer Maria Rilke 
Giulio Einaudi Editore
A cura di Giuliano Baioni
Traduzioni: Anna Maria Carpi, Cesare Lievi,  Giacomo Cacciapaglia,
Roberto Carifi, Anna Lucia Giavotto Künkler, Andreina Lavagetto

Imitazione dell’acqua

Posted in Crespo with tags on 19 ottobre 2011 by FrammentAria

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Come l’acqua che l’acqua non conosce

però si riconosce con il fuoco

– se lo respinge, o la trasforma in nebbia -,

così io, che ignoro

me stesso, mi avvicino

a te, che mi respingi

– o ti trasformo in nebbia.

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(“Imitazione dell’acqua” Ángel Crespo )

Igual que el agua no conoce al agua

pero se reconoce por el fuego

– si lo rechaza, o lo convierte en niebla -,

así yo, que me ignoro

a mí mismo, me acerco

a ti, que rechazas

– o te convierto en niebla.

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(“Imitación del agua”  Ángel Crespo )

Ocupación del fuego

“Occupazione del fuoco” – Ángel Crespo
Passigli Editori
Traduzione: Valerio Nardoni

 

 

Il libro dell’inquietudine (II)

Posted in Pessoa with tags on 9 maggio 2011 by FrammentAria

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27 (59)                                 Temporale
     Quest’aria bassa di nuvole ferme. L’azzurro del cielo sporco di un bianco traslucido. (…)
     Un silenzio freddo. I rumori della strada come se fossero tagliati col coltello. Si è avvertita a lungo, come un malessere di tutto, una cosmica sospensione del respiro. Si era fermato l’intero universo. Attimi, attimi, attimi. Le tenebre si sono carbonizzate di silenzio.
(…)

28 (40)

     Con voce dolcissima cantava una canzone di un paese lontano. La musica rendeva familiari le parole incomprensibili. Sembrava un fado per l’anima ma non gli assomigliava affatto.
     La canzone diceva, attraverso le parole velate e la malinconia umana, cose che sono dentro ciascuno di noi e che nessuno conosce. L’uomo cantava immerso in una specie di torpore, ignorando con lo sguardo gli ascoltatori, in una piccola estasi da trivio.
(…)

50 (105)
(…)  Soltanto le razze che portano i vestiti capiscono la bellezza di un corpo nudo. Il pudore vale soprattutto per la sensualità, così come l’ostacolo per l’energia. L’artificialità è un modo di assaporare la naturalità. Ciò che ho assaporato di questi vasti campi, l’ho assaporato perché non vivo qui. Colui che non è mai vissuto in costrizione non capisce la libertà. La civiltà è l’educazione della natura. L’artificialità è la strada per un avvicinamento al naturale. Eppure non bisogna mai confondere l’artificiale col naturale. La naturalità dell’animo umano superiore consiste nell’armonia fra il naturale e l’artificiale.

51 (106) – 15.5.1930
     Un breve scorcio di campagna, al di là di un muro di periferia, mi libera più completamente di quanto un intero viaggio non libererebbe un’altra persona. Ogni punto della visuale è l’apice di una piramide rovesciata la cui base è indeterminabile.

52 (39)                          Alzata di spalle
          Di solito attribuiamo alla nostra idea dell’ignoto il colore delle nostri nozioni del noto.  Se la morte la definiamo un sonno, è perché essa ci sembra un sonno dal di fuori; se chiamiamo la morte una nuova vita è perché ci sembra una cosa diversa dalla vita. Attraverso piccoli malintesi nei confronti del reale noi costruiamo le fedi e le speranze, e così ci nutriamo di croste che chiamiamo dolci, come i bambini poveri che giocano ad essere felici.
     Ma così è la vita; o almeno è così quel particolare sistema di vita che di norma è definito civiltà. La civiltà consiste nel dare a qualcosa un nome che non è il suo, e poi sognare sul risultato. E in verità il nome falso e il sogno vero creano una nuova realtà. L’oggetto diventa veramente altro, perché noi l’abbiamo reso altro. Fabbrichiamo realtà. La materia prima è ancora la stessa ma la forma che l’arte le conferisce la allontana da se stessa. Un tavolo di pino è legno di pino, ma è anche tavolo. Ci sediamo al tavolo e non al pino. Un amore è un istinto sessuale, però non amiamo con l’istinto sessuale, ma presupponendo un altro sentimento. E quella supposizione è ormai, in effetti, un altro sentimento.
(…)

55 (85)
 (…)
     Agire, ecco la vera intelligenza. Sarò quel che vorrò essere. Ma devo volere ciò che sarà. L’esito è nell’avere esito, e non nell’avere condizioni di esito. Dappertutto, in ogni vasta terra, esistono condizioni palazzesche. Ma dove sarà il palazzo se non viene costruito? 

60 (186)  – 13.6.1930
     Vivo sempre nel presente. Non conosco il futuro. Non ho più il passato. L’uno mi pesa come la possibilità di tutto, l’altro come la realtà di nulla. Non ho speranze né nostalgie. Conoscendo ciò che è stata la mia vita fino a oggi (tante volte e per tanti versi l’opposto di come avrei voluto), cosa posso presumere della mia vita di domani se non che sarà ciò che non presumo, ciò che non voglio, ciò che mi succede dal di fuori, perfino attraverso la mia volontà? Non c’è niente nel mio passato che mi faccia ricordare una cosa con il desiderio inutile di avere di nuovo quella cosa. Non sono mai stato altro che un residuo e un simulacro di me stesso. Il mio passato è ciò che non sono riuscito ad essere. Non ho nostalgia nemmeno delle sensazioni di momenti passati: quello che sentiamo esige il suo momento; quando il momento è passato si volta pagina, la storia continua ma non continua il testo.
     Breve ombra scura di un albero cittadino, lieve rumore di acqua che cade nella fontana triste, verde dell’erba regolare (giardino pubblico sul far del crepuscolo): voi siete per me, in questo momento, l’universo intero, perché siete il contenuto pieno della mia sensazione cosciente. dalla vita non voglio altro che sentirla perdersi in queste sere impreviste, al suono di questi bambini estranei che giocano in questi giardini sbarrati dalla malinconia delle strade che li circondano, e incorniciati, oltre che dai rami alti degli alberi, dal vecchio cielo dove le stelle ricominciano.

Livro do Desassossego por Bernardo Soares

 

 

“Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares” Fernando Pessoa
  Feltrinelli Editore
traduzione: Maria José De Lancastre e Antonio Tabucchi

 (CONTINUA da QUI)

Primo giorno di primavera

Posted in Jiménez with tags on 9 maggio 2011 by FrammentAria

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In un turbine di vento fresco, colore nuovo, odore recente, canzone tenera. Il mondo si fa piccolo, per ricominciare a crescere. Nient’altro.

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(“Primo giorno di primavera”  Juan Ramón Jiménez )

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En un remolino de viento fresco, color nuevo, olor reciente, canción tierna. El mundo que se hace mundito, para empezar de nuevo a inflarse. Nada más.
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(“Primer día de primavera”  Juan Ramón Jiménez)

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Diario de poeta y mar

“Diario di poeta e mare”    Juan Ramón Jiménez
Passigli Editori
Traduzione: Francesco Tentori Montalto