Archivio per Pessoa

Onda che, avvolta, torni,

Posted in Pessoa with tags on 29 ottobre 2012 by FrammentAria

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Onda che, avvolta, torni,
breve, al mare che ti portò,
e al recedere ti frastorni
come se il mare non fosse,

perché porti con te
solo la tua cessazione,
e, nel tornare al mare antico,
non porti il mio cuore?

E’ tanto tempo che l’ho
che mi pesa di sentirlo.
Portalo nel suono senza misura
con cui ti odo fuggire!

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(“Onda che, avvolta, torni” Fernando Pessoa)

Onda que, enrolada, tornas,
Pequena, ao mar que te trouxe
E ao recuar te transtornas
Como se o mar nada fosse,

Porque é que levas contigo
Só a tua cessação,
E, ao voltar ao mar antigo,
Não levas meu coração?

Há tanto tempo que o tenho
Que me pesa de o sentir.
Leva-o no som sem tamanho
Com que te oiço fugir!

(“Onda que, enrolada, tornas” Fernando Pessoa)

“Poesie scelte” – Fernando Pessoa
Passigli Editori
traduzione: Luigi Panarese

Il libro dell’inquietudine (II)

Posted in Pessoa with tags on 9 maggio 2011 by FrammentAria

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27 (59)                                 Temporale
     Quest’aria bassa di nuvole ferme. L’azzurro del cielo sporco di un bianco traslucido. (…)
     Un silenzio freddo. I rumori della strada come se fossero tagliati col coltello. Si è avvertita a lungo, come un malessere di tutto, una cosmica sospensione del respiro. Si era fermato l’intero universo. Attimi, attimi, attimi. Le tenebre si sono carbonizzate di silenzio.
(…)

28 (40)

     Con voce dolcissima cantava una canzone di un paese lontano. La musica rendeva familiari le parole incomprensibili. Sembrava un fado per l’anima ma non gli assomigliava affatto.
     La canzone diceva, attraverso le parole velate e la malinconia umana, cose che sono dentro ciascuno di noi e che nessuno conosce. L’uomo cantava immerso in una specie di torpore, ignorando con lo sguardo gli ascoltatori, in una piccola estasi da trivio.
(…)

50 (105)
(…)  Soltanto le razze che portano i vestiti capiscono la bellezza di un corpo nudo. Il pudore vale soprattutto per la sensualità, così come l’ostacolo per l’energia. L’artificialità è un modo di assaporare la naturalità. Ciò che ho assaporato di questi vasti campi, l’ho assaporato perché non vivo qui. Colui che non è mai vissuto in costrizione non capisce la libertà. La civiltà è l’educazione della natura. L’artificialità è la strada per un avvicinamento al naturale. Eppure non bisogna mai confondere l’artificiale col naturale. La naturalità dell’animo umano superiore consiste nell’armonia fra il naturale e l’artificiale.

51 (106) – 15.5.1930
     Un breve scorcio di campagna, al di là di un muro di periferia, mi libera più completamente di quanto un intero viaggio non libererebbe un’altra persona. Ogni punto della visuale è l’apice di una piramide rovesciata la cui base è indeterminabile.

52 (39)                          Alzata di spalle
          Di solito attribuiamo alla nostra idea dell’ignoto il colore delle nostri nozioni del noto.  Se la morte la definiamo un sonno, è perché essa ci sembra un sonno dal di fuori; se chiamiamo la morte una nuova vita è perché ci sembra una cosa diversa dalla vita. Attraverso piccoli malintesi nei confronti del reale noi costruiamo le fedi e le speranze, e così ci nutriamo di croste che chiamiamo dolci, come i bambini poveri che giocano ad essere felici.
     Ma così è la vita; o almeno è così quel particolare sistema di vita che di norma è definito civiltà. La civiltà consiste nel dare a qualcosa un nome che non è il suo, e poi sognare sul risultato. E in verità il nome falso e il sogno vero creano una nuova realtà. L’oggetto diventa veramente altro, perché noi l’abbiamo reso altro. Fabbrichiamo realtà. La materia prima è ancora la stessa ma la forma che l’arte le conferisce la allontana da se stessa. Un tavolo di pino è legno di pino, ma è anche tavolo. Ci sediamo al tavolo e non al pino. Un amore è un istinto sessuale, però non amiamo con l’istinto sessuale, ma presupponendo un altro sentimento. E quella supposizione è ormai, in effetti, un altro sentimento.
(…)

55 (85)
 (…)
     Agire, ecco la vera intelligenza. Sarò quel che vorrò essere. Ma devo volere ciò che sarà. L’esito è nell’avere esito, e non nell’avere condizioni di esito. Dappertutto, in ogni vasta terra, esistono condizioni palazzesche. Ma dove sarà il palazzo se non viene costruito? 

60 (186)  – 13.6.1930
     Vivo sempre nel presente. Non conosco il futuro. Non ho più il passato. L’uno mi pesa come la possibilità di tutto, l’altro come la realtà di nulla. Non ho speranze né nostalgie. Conoscendo ciò che è stata la mia vita fino a oggi (tante volte e per tanti versi l’opposto di come avrei voluto), cosa posso presumere della mia vita di domani se non che sarà ciò che non presumo, ciò che non voglio, ciò che mi succede dal di fuori, perfino attraverso la mia volontà? Non c’è niente nel mio passato che mi faccia ricordare una cosa con il desiderio inutile di avere di nuovo quella cosa. Non sono mai stato altro che un residuo e un simulacro di me stesso. Il mio passato è ciò che non sono riuscito ad essere. Non ho nostalgia nemmeno delle sensazioni di momenti passati: quello che sentiamo esige il suo momento; quando il momento è passato si volta pagina, la storia continua ma non continua il testo.
     Breve ombra scura di un albero cittadino, lieve rumore di acqua che cade nella fontana triste, verde dell’erba regolare (giardino pubblico sul far del crepuscolo): voi siete per me, in questo momento, l’universo intero, perché siete il contenuto pieno della mia sensazione cosciente. dalla vita non voglio altro che sentirla perdersi in queste sere impreviste, al suono di questi bambini estranei che giocano in questi giardini sbarrati dalla malinconia delle strade che li circondano, e incorniciati, oltre che dai rami alti degli alberi, dal vecchio cielo dove le stelle ricominciano.

Livro do Desassossego por Bernardo Soares

 

 

“Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares” Fernando Pessoa
  Feltrinelli Editore
traduzione: Maria José De Lancastre e Antonio Tabucchi

 (CONTINUA da QUI)

Pioggia obliqua (IV)

Posted in Pessoa with tags on 26 febbraio 2011 by FrammentAria

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IV

Che tamburelli il silenzio di questa stanza!…
Le pareti sono in Andalusia…
Ci sono danze sensuali nel brillìo fisso della luce…
All’improvviso tutto lo spazio si ferma…,
si ferma, slitta, si dipana…,
e in un angolo del soffitto, molto più lontano di dov’è,
bianche mani aprono finestre segrete
ed ecco mazzi di violette che cadono
perchè fuori c’è notte di primavera
sul mio stare a occhi chiusi…

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(frammento n. IV di “Pioggia obliqua” Fernando Pessoa)

IV

Que pandeiretas o silêncio deste quarto!..
As paredes estão na Andaluzia
E há danças sensuais no brilho fixo da luz…
De repente todo o espaço pára…
Pára, escorrega, desembrulha-se…,
E num canto do tecto, muito mais longe do que ele está,
Abrem mãos brancas janelas secretas
E há ramos de violetas caindo
De haver uma noite de Primavera lá fora
Sobre o eu estar de olhos fechados…

(fragmento IV “Chuva Oblíqua” – Pernando Pessoa)

“Poesie scelte” – Fernando Pessoa
Passigli Editori
traduzione: Luigi Panarese

Il libro dell’inquietudine (I)

Posted in Pessoa with tags on 27 novembre 2010 by FrammentAria

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9  (27)   
     La mia anima è una misteriosa orchestra; non so quali strumenti suoni e strida dentro di me: corde e arpe, timballi e tamburi. Mi conosco come una sinfonia.

10 (28) – 1.12.1931 –
     All’improvviso oggi ho dentro una sensazione assurda e giusta. Ho capito, con una illuminazione segreta, di non essere nessuno. Nessuno, assolutamente nessuno. Nel balenìo del lampo quella che avevo creduto essere una città era una radura deserta; e la luce sinistra che mi ha mostrato me stesso non ha rivelato nessun cielo sopra di essa. Sono stato derubato dal poter esistere prima che esistesse il mondo. Se sono stato costretto a reincarnarmi, mi sono reincarnato senza di me, senza esseremi reincarnato.
     Io sono la periferia di una città inesistente, la chiosa prolissa di un libro non scritto. Non sono nessuno, nessuno. Non so sentire, non so pensare, non so volere. Sono una figura di un romanzo ancora da scrivere, che passa aerea e sfaldata senza aver avuto realtà, fra i sogni di chi non ha saputo completarmi.
     Penso in continuazione, sento in continuazione; ma il mio pensiero è privo di raziocinio, la mia emozione è priva di emozione! Da una botola situata lassù, sto precipitando per lo spazio infinito, in una caduta senza direzione, infinitupla e vuota. La mia anima è un maèlstrom nero, una vasta vertigine intorno al vuoto, un movimento di un oceano senza confini intorno ad un buco nel nulla, e nelle acque, che più che acque sono turbini, galleggiano le immagini di ciò che ho visto e sentito nel mondo: vorticano case, volti, libri, casse, echi di musiche e spezzoni di voci in un turbine sinistro e senza fondo.
     E io, proprio io, sono il centro che esiste sotlanto per una geometria dell’abisso; sono il nulla intorno a cui questo movimento gira, come fine a se stesso, con quel centro che esiste solo perché ogni cerchio deve possedere un centro. Io, proprio io, sono il pozzo senza pareti, il centro del tutto con il nulla intorno.
     (…)
     Poter saper pensare! Poter saper sentire!
     (…)

12 (67) – 20.6.1931 –
     Questa è una giornata nella quale mi pesa, come un ingresso in carcere, la monotonia di tutto. Ma la monotonia di tutto non è altro che la monotonia di me stesso. Ciascun volto, anche lo stesso che abbiamo visto ieri, oggi è un altro, perché oggi non è ieri. Ogni giorno è il giorno che è, e non ce n’è mai stato un altro uguale al mondo. L’identità è solo nella nostra anima (l’identità sentita con se stessa, anche se falsa), attraverso la quale tutto si somiglia e si semplifica. Il mondo è cose staccate e spigoli distinti; ma se siamo miopi, essa è una nebbia insufficiente e continua.
     Il mio desiderio è fuggire. Fuggire da ciò che conosco, fuggire da ciò che è mio, fuggire da ciò che amo. Desidero partire: non verso le Indie impossibili o verso le grandi isole a Sud di tutto, ma verso un luogo qualsiasi, villaggio o eremo, che possegga la virtù di non esser questo luogo. Non voglio più vedere questi luoghi, queste abitudini e questi giorni.
Voglio riposarmi, da estraneo, dalla mia organica simulazione.(…)
(…)Tutto è noi e noi siamo tutto; ma a che serve questo, se tutto è niente? Un raggio di sole, una nuvola il cui passaggio è rivelato da un’improvvisa ombra, una brezza che si leva, il silenzio che segue quando essa cessa, qualche volto, qualche voce, il riso casuale fra le voci che parlano: e poi la notte nella quale emergono senza senso i geroglifici infranti delle stelle.

15 (20)  – 30.12.1932 –
    
Da quando le ultime piogge hanno lasciato il cielo e si sono fermate in terra – cielo pulito, terra umida e tersa – la chiarità della vita che insieme all’azzurro è salita in alto e, nella freschezza per l’acqua che è stata, ha gioito in basso, ha lasciato un suo cielo nell’anima, una sua freschezza nel cuore.
     Siamo, anche se non lo vogliamo, schiavi del momento, dei suoi colori e delle sue forme, sudditi del cielo e della terra. Perfino colui che più si rintana nello stesso modo quando piove o quando il cielo è sereno. Oscure mutazioni, forse avvertite solo nell’intimo dei sentimenti astratti, si verificano perché piove o perché ha smesso di piovere, si avvertono senza che le avvertiamo, perché senza sentirlo abbiamo sentito il tempo.
     Ognuno di noi è più di uno, è molti, è una prolissità di se stesso.
(…)

26 (24)
     Alla fine di questa giornata rimane ciò che è rimasto di ieri e ciò che rimmarrà di domani; l’ansia insaziabile e molteplice dell’essere sempre la stessa persona e un’altra.

Livro do Desassossego por Bernardo Soares

“Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares” Fernando Pessoa –  Feltrinelli Editore
traduzione: Maria José De Lancastre e Antonio Tabucchi

 (CONTINUA QUI)

Fiore che non dura

Posted in 0_Poeti, Pessoa with tags on 16 marzo 2010 by FrammentAria

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Fiore che non dura
oltre l’ombra di un attimo
la tua freschezza
persiste nel mio pensiero.

Non ti ho perduto
in ciò che sono,
se pure, o fiore, non ti ho visto mai
dove io non sono che la terra e il cielo.
.   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .  .   .   .   .   .

(“Fiore che non dura” /POESIE – Fernando Pessoa)

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Flor que não dura
Mais do que a sombra dum momento
Tua frescura
Persiste no meu pensamento.

Não te perdi
No que sou eu,
Só nunca mais, ó flor, te vi
Onde não sou senão a terra e o céu.
.   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .  .   .   .   .   .

(“Flor que não dura” /POESIAS – Fernando Pessoa)

“Poesie scelte” – Fernando Pessoa – Passigli Editori
traduzione: Luigi Panarese

Sì, so bene

Posted in Pessoa with tags on 16 marzo 2010 by FrammentAria

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Sì, so bene
che mai sarò qualcuno.
       So d’avanzo
che mai avrò un’opera.
       So, infine
che mai saprò di me.
       Sì, ma adesso,
finchè dura quest’ora,
       questa luna, questi rami,
questa pace in cui stiamo,
       lascino che mi creda
quel che mai potrò essere.

(“Sì, so bene” / ODI – Ricardo Reis*)

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Sim, sei bem
Que nunca serei alguém.
       Sei de sobra
Que nunca terei uma obra.
       Sei, enfim,
Que nunca saberei de mim.
       Sim, mas agora,
Enquanto dura esta hora,
       Este luar, estes ramos,
Esta paz em que estamos,
       Deixem-me crer
O que nunca poderei ser.

(“Sim, sei bem” / ODES – Ricardo Reis*)

*eteronimo di Fernando Pessoa

“Poesie scelte” – Fernando Pessoa – Passigli Editori
traduzione: Luigi Panarese

Poco importa da dove la brezza

Posted in Pessoa with tags on 27 ottobre 2009 by FrammentAria

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Poco importa da dove la brezza
trae l’aroma che in essa viene.
Il cuore non ha bisogno
di sapere cos’è il bene.

A me basti a quest’ora
la melodia che culla.
Che importa se, lusingando,
le forze dell’anima spegne?

Chi sono, perché il mondo si perda
dietro quel che penso sognando?
Se mi avvolge la melodia
solo il suo avvolgermi io vivo…

 

(“Poco importa da dove la brezza” / POESIE –  Fernando Pessoa)

 Joyce Tenneson_fp_p01.RID

 

 

 

 

Pouco importa de onde a brisa
Traz o olor que nela vem
O coração não precisa
De saber o que é o bem.
A mim me basta nesta hora
A melodia que embala.
Que importa se, sedutora,
As forças da alma cala?
Quem sou, para que o mundo perca
Com o que penso a sonhar?
Se a melodia me cerca
Vivo só o me cercar…

 

(“Pouco importa de onde a brisa” / POESIAS –  Fernando Pessoa)

 

 

“Poesie scelte” Fernando Pessoa – Passigli Editori – traduzione: Luigi Panarese