A Sofia

Postati in Shelley su 13 gennaio 2012 da FrammentAria

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Tu sei bella, e poche son più belle
fra le ninfe dei mari e della terra;
son vesti che stan bene a chi le porta
queste tue membra soavi che,  muovendosi,
sempre cadono e cambiano e scintillano,
mentre la vita in esse danza.

I tuoi profondi occhi – un duplice Pianeta:
i più saggi, se li fissano, impazziscono
per il mite e chiaro fuoco, ventilato
dai pensieri di tenera allegrezza
che, come zefiri sull’onda, fanno
della tua dolce anima il loro guanciale.

Se ogni viso che dipingi nel riflesso
dei tuoi occhi impallidisce dal piacere,
se l’anima che langue viene meno quando ascolta
il ritmo indomito della tua arpa,
non ti meravigliar se, quando parli,
di tutti i cuori deboli, il mio sia il più debole.

Come rugiada sotto il soffio del mattino,
come il mare quando i turbini lo destano,
come gli uccelli all’avviso del tuono,
come ogni cosa muta, ma nel profondo scossa,
come chi sente uno spirito invisibile,
così è il mio cuore quando il tuo è vicino.

(“A Sofia” Percy Bysshe Shelley)
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Thou art fair, and few are fairer
Of the Nymphs of earth or ocean;
They are robes that fit the wearer–
Those soft limbs of thine, whose motion
Ever falls and shifts and glances
As the life within them dances.

Thy deep eyes, a double Planet,
Gaze the wisest into madness
With soft clear fire,–the winds that fan it
Are those thoughts of tender gladness
Which, like zephyrs on the billow,
Make thy gentle soul their pillow.

If, whatever face thou paintest
In those eyes, grows pale with pleasure,
If the fainting soul is faintest
When it hears thy harp’s wild measure,
Wonder not that when thou speakest
Of the weak my heart is weakest.

As dew beneath the wind of morning,
As the sea which whirlwinds waken,
As the birds at thunder’s warning,
As aught mute yet deeply shaken,
As one who feels an unseen spirit
Is my heart when thine is near it.

(To Sophia” Percy Bysshe Shelley)

“OPERE” Percy Bysshe Shelley
Einaudi-Gallimard
Traduzione: Francesco Rognoni

Voglio essere un giardino

Postati in Rilke con i tag su 25 novembre 2011 da FrammentAria

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Voglio essere un giardino e che alla mia fontana
colgano i tanti sogni nuovi fiori,
gli uni in disparte e pensierosi,
gli altri riuniti in muti conversari.

E quando vanno, voglio su di loro
far stormire parole come alberi,
e se riposano, agli immemori sonni
col mio silenzio origliare.

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(“Voglio essere un giardino e che alla mia fontana” Rainer Maria Rilke)

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Ich will ein Garten sein, an dessen Bronnen
die vielen Träume neue Blumen brächen,
die einen abgesondert und versonnen,
und die geeint in schweigsamen Gesprächen.

Und wo sie schreiten, über ihren Häupten
will ich mit Worten wie mit Wipfeln rauschen,
und wo sie ruhen, will ich den Betäubten
mit meinem Schweigen in den Schlummer lauschen.

(“Ich will ein Garten sein, an dessen Bronnen”  Rainer Maria Rilke)

Die Frühen Gedichte

 

“Poesie I: 1895-1908″  -  ”Poesie  II: 1908-1926″  Rainer Maria Rilke 
Giulio Einaudi Editore
A cura di Giuliano Baioni
Traduzioni: Anna Maria Carpi, Cesare Lievi,  Giacomo Cacciapaglia,
Roberto Carifi, Anna Lucia Giavotto Künkler, Andreina Lavagetto

Imitazione dell’acqua

Postati in Crespo con i tag su 19 ottobre 2011 da FrammentAria

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Come l’acqua che l’acqua non conosce

però si riconosce con il fuoco

- se lo respinge, o la trasforma in nebbia -,

così io, che ignoro

me stesso, mi avvicino

a te, che mi respingi

- o ti trasformo in nebbia.

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(“Imitazione dell’acqua” Ángel Crespo )

Igual que el agua no conoce al agua

pero se reconoce por el fuego

- si lo rechaza, o lo convierte en niebla -,

así yo, que me ignoro

a mí mismo, me acerco

a ti, que rechazas

- o te convierto en niebla.

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(“Imitación del agua”  Ángel Crespo )

Ocupación del fuego

“Occupazione del fuoco” – Ángel Crespo
Passigli Editori
Traduzione: Valerio Nardoni

 

 

Il libro dell’inquietudine (II)

Postati in Pessoa con i tag su 9 maggio 2011 da FrammentAria

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27 (59)                                 Temporale
     Quest’aria bassa di nuvole ferme. L’azzurro del cielo sporco di un bianco traslucido. (…)
     Un silenzio freddo. I rumori della strada come se fossero tagliati col coltello. Si è avvertita a lungo, come un malessere di tutto, una cosmica sospensione del respiro. Si era fermato l’intero universo. Attimi, attimi, attimi. Le tenebre si sono carbonizzate di silenzio.
(…)

28 (40)

     Con voce dolcissima cantava una canzone di un paese lontano. La musica rendeva familiari le parole incomprensibili. Sembrava un fado per l’anima ma non gli assomigliava affatto.
     La canzone diceva, attraverso le parole velate e la malinconia umana, cose che sono dentro ciascuno di noi e che nessuno conosce. L’uomo cantava immerso in una specie di torpore, ignorando con lo sguardo gli ascoltatori, in una piccola estasi da trivio.
(…)

50 (105)
(…)  Soltanto le razze che portano i vestiti capiscono la bellezza di un corpo nudo. Il pudore vale soprattutto per la sensualità, così come l’ostacolo per l’energia. L’artificialità è un modo di assaporare la naturalità. Ciò che ho assaporato di questi vasti campi, l’ho assaporato perché non vivo qui. Colui che non è mai vissuto in costrizione non capisce la libertà. La civiltà è l’educazione della natura. L’artificialità è la strada per un avvicinamento al naturale. Eppure non bisogna mai confondere l’artificiale col naturale. La naturalità dell’animo umano superiore consiste nell’armonia fra il naturale e l’artificiale.

51 (106) - 15.5.1930 -
     Un breve scorcio di campagna, al di là di un muro di periferia, mi libera più completamente di quanto un intero viaggio non libererebbe un’altra persona. Ogni punto della visuale è l’apice di una piramide rovesciata la cui base è indeterminabile.

52 (39)                          Alzata di spalle
          Di solito attribuiamo alla nostra idea dell’ignoto il colore delle nostri nozioni del noto.  Se la morte la definiamo un sonno, è perché essa ci sembra un sonno dal di fuori; se chiamiamo la morte una nuova vita è perché ci sembra una cosa diversa dalla vita. Attraverso piccoli malintesi nei confronti del reale noi costruiamo le fedi e le speranze, e così ci nutriamo di croste che chiamiamo dolci, come i bambini poveri che giocano ad essere felici.
     Ma così è la vita; o almeno è così quel particolare sistema di vita che di norma è definito civiltà. La civiltà consiste nel dare a qualcosa un nome che non è il suo, e poi sognare sul risultato. E in verità il nome falso e il sogno vero creano una nuova realtà. L’oggetto diventa veramente altro, perché noi l’abbiamo reso altro. Fabbrichiamo realtà. La materia prima è ancora la stessa ma la forma che l’arte le conferisce la allontana da se stessa. Un tavolo di pino è legno di pino, ma è anche tavolo. Ci sediamo al tavolo e non al pino. Un amore è un istinto sessuale, però non amiamo con l’istinto sessuale, ma presupponendo un altro sentimento. E quella supposizione è ormai, in effetti, un altro sentimento.
(…)

55 (85)
 (…)
     Agire, ecco la vera intelligenza. Sarò quel che vorrò essere. Ma devo volere ciò che sarà. L’esito è nell’avere esito, e non nell’avere condizioni di esito. Dappertutto, in ogni vasta terra, esistono condizioni palazzesche. Ma dove sarà il palazzo se non viene costruito? 

60 (186)  - 13.6.1930 -
     Vivo sempre nel presente. Non conosco il futuro. Non ho più il passato. L’uno mi pesa come la possibilità di tutto, l’altro come la realtà di nulla. Non ho speranze né nostalgie. Conoscendo ciò che è stata la mia vita fino a oggi (tante volte e per tanti versi l’opposto di come avrei voluto), cosa posso presumere della mia vita di domani se non che sarà ciò che non presumo, ciò che non voglio, ciò che mi succede dal di fuori, perfino attraverso la mia volontà? Non c’è niente nel mio passato che mi faccia ricordare una cosa con il desiderio inutile di avere di nuovo quella cosa. Non sono mai stato altro che un residuo e un simulacro di me stesso. Il mio passato è ciò che non sono riuscito ad essere. Non ho nostalgia nemmeno delle sensazioni di momenti passati: quello che sentiamo esige il suo momento; quando il momento è passato si volta pagina, la storia continua ma non continua il testo.
     Breve ombra scura di un albero cittadino, lieve rumore di acqua che cade nella fontana triste, verde dell’erba regolare (giardino pubblico sul far del crepuscolo): voi siete per me, in questo momento, l’universo intero, perché siete il contenuto pieno della mia sensazione cosciente. dalla vita non voglio altro che sentirla perdersi in queste sere impreviste, al suono di questi bambini estranei che giocano in questi giardini sbarrati dalla malinconia delle strade che li circondano, e incorniciati, oltre che dai rami alti degli alberi, dal vecchio cielo dove le stelle ricominciano.

Livro do Desassossego por Bernardo Soares

 

 

“Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares” Fernando Pessoa
  Feltrinelli Editore
traduzione: Maria José De Lancastre e Antonio Tabucchi

 (CONTINUA da QUI)

Primo giorno di primavera

Postati in Jiménez con i tag su 9 maggio 2011 da FrammentAria

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In un turbine di vento fresco, colore nuovo, odore recente, canzone tenera. Il mondo si fa piccolo, per ricominciare a crescere. Nient’altro.

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(“Primo giorno di primavera”  Juan Ramón Jiménez )

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En un remolino de viento fresco, color nuevo, olor reciente, canción tierna. El mundo que se hace mundito, para empezar de nuevo a inflarse. Nada más.
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(“Primer día de primavera”  Juan Ramón Jiménez)

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Diario de poeta y mar

“Diario di poeta e mare”    Juan Ramón Jiménez
Passigli Editori
Traduzione: Francesco Tentori Montalto

Un appunto

Postati in Szymborska con i tag su 18 aprile 2011 da FrammentAria

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La vita – è il solo modo
per coprirsi di foglie,
prendere fiato sulla sabbia,
sollevarsi sulle ali;

essere un cane
o carezzarlo sul suo pelo caldo;

distinguere il dolore
da tutto ciò che dolore non è;

stare dentro gli eventi,
dileguarsi nelle vedute,
cercare il più piccolo errore.

Un’occasione eccezionale
per ricordare per un attimo
di che si è parlato
a luce spenta;

e almeno per una volta
inciampare in una pietra,
bagnarsi in qualche pioggia,
perdere le chiavi tra l’erba;
e seguire con gli occhi una scintilla nel vento;

e persistere nel non sapere
qualcosa d’importante.

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( “Un appunto” Wislawa Szymborska)

Życie – jedyny sposób,
żeby obrastać liśćmi,
łapać oddech na piasku,
wzlatywać na skrzydłach;
być psem,
albo pogłaskać go po ciepłej sierści;
 
odróżniać ból
od wszystkiego, co nim nie jest;
 
mieścić się w wydarzeniach,
podziewać w widokach,
poszukiwać najmniejszej między omyłkami.
 
Wyjątkowa okazja,
żeby przez chwilę pamiętać,
o czym się rozmawiało
przy zgaszonej lampie;
 
i żeby raz przynajmniej
potknąć się o kamień,
zmoknąć na którymś deszczu,
zgubić klucze w trawie;
i wodzić wzrokiem za iskrą na wietrze;
 
i bez ustanku czegoś ważnego
nie wiedzieć.
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(“Notatka”  Wisława Szymborska)
 

“LA GIOIA DI SCRIVERE  Tutte le poesie (1945-2009) ” 
Wisława Szymborska
– Adelphi Edizioni –
Traduzione: Pietro Marchesani

CASIDA SETTIMA Della rosa

Postati in García Lorca con i tag su 18 marzo 2011 da FrammentAria

 

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La rosa
non cercava l’aurora:
quasi eterna sul ramo,
cercava altra cosa.

La rosa,
non cercava né scienza né ombra:
soglia tra  carne e sogno,
cercava altra cosa.

La rosa
non cercava la rosa.
Immobile nel cielo
cercava altra cosa.

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(CASIDA SETTIMA Della rosa -  Federico García Lorca)

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La rosa
no buscaba la aurora:
casi eterna en su ramo,
buscaba otra cosa.

La rosa,
no buscaba ni ciencia ni sombra:
confín de carne y sueño,
buscaba otra cosa.

La rosa,
no buscaba la rosa.
Inmóvil por el cielo
buscaba otra cosa.

  
(“CASIDA SÉPTIMA De la rosa – Federico García Lorca)
 
 

“POESIE D’AMORE”  Federico García Lorca 
Passigli Editori.
Traduzione: Valerio Nardoni

 

Cmmento di Gaetano Chiappini:
“La rosa della passione e dell’eros non cerca surrogati come il sorgere del giorno; né la scienza né la notte. Nemmeno se stessa. La rosa cercava altra cosa. Nessun mistero. La vita cerca sempre qualcosa d’altro.

Da Sonetos: sono undici sonetti (scritti tra il 1935 e il ’36) di cui si ebbe a Granada nel 1983 un’edizione pirata; poi, sul quotidiano madrileno ABC del 17 marzo 1985 un’edizione autorizzata a cura di Miguel García Posada, noto studioso della poesia lorchiana.”

La musica

Postati in Baudelaire con i tag su 2 marzo 2011 da FrammentAria

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Quante volte la musica m’afferra come un mare!
Alla pallida stella
sotto un arco di bruma o nell’etere immenso
volgo la vela;

proteso il petto in avanti, come tela
gonfi i polmoni,
scalo dei flutti l’ispida catena
che la notte mi vela.

Ogni passione sento in me vibrare
d’una nave che soffre;
il vento propizio, la convulsa tempesta

sul precipizio enorme
mi cullano.  Altre volte bonaccia, vasto specchio
del mio tormento…

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(“LXIX La musica”  - Charles Baudelaire)

La musique souvent me prend comme une mer!
                  Vers ma pâle étoile,
Sous un plafond de brume ou dans un vaste éther,
                  Je mets à la voile;

La poitrine en avant et les poumons gonflés
                  Comme de la toile,
J’escalade le dos des flots amoncelés
                  Que la nuit me voile;

Je sens vibrer en moi toutes les passions
                  D’un vaisseau qui souffre;
Le bon vent, la tempête et ses convulsions

                  Sur l’immense gouffre
Me bercent. D’autres fois, calme plat, grand miroir
                  De mon désespoir!

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(“LXIX. La musique”  – Charles Baudelaire)

Le fleurs du mal * Spleen et idéal

“I fiori del male e altre poesie” – Charles Baudelaire
Giulio Einaudi Editore S.p.A.
Traduzione: Giovanni Raboni

La vita difficile con la memoria

Postati in Szymborska con i tag su 28 febbraio 2011 da FrammentAria

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Sono un cattivo pubblico per la mia memoria.
Vuole che ascolti di continuo la sua voce,
ma io mi agito, tossicchio,
ascolto e non ascolto,
esco, torno ed esco di nuovo.

Vuole tutta la mia attenzione e il tempo.
Quando dormo, la cosa le riesce facilmente.
Di giorno ci sono alti e bassi, e le dispiace.

Mi propone con zelo vecchie lettere, foto,
tocca fatti più e meno importanti,
mi rende paesaggi sfuggiti alla mia vista,
li popola con i miei morti.

Nei suoi racconti sono sempre più giovane.
E’ carino, ma a che pro questo ritornello.
Ogni specchio ha per me notizie differenti.

Si arrabbia quando scrollo le spalle.
Allora si vendica e sbandiera tutti i miei errori,
pesanti, e poi dimenticati facilmente.
Mi fissa negli occhi, aspetta una reazione.
Mi consola alla fine, potenva andar peggio.

Vuole che viva solo per lei e con lei.
Meglio se in una stanza buia, chiusa,
ma qui nei miei piani c’è sempre il sole presente,
le nuvole di oggi,  le vie giorno per giorno.

A volte ne ho abbastanza della sua compagnia.
Propongo di separarci. Da oggi e per sempre.
Allora compassionevolmente sorride,
sa che anche per me sarebbe una condanna.

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(“La vita difficile con la memoria” Wisława Szymborska )

 

Jestem złą publicznością dla swojej pamięci.
Chce, żebym bezustannie słuchała jej głosu,
a ja się wiercę, chrząkam,
słucham i nie słucham,
wychodzę, wracam i znowu wychodzę.

Chce mi bez reszty zająć uwagę i czas.
Kiedy śpię, przychodzi jej to łatwo.
W dzień bywa różnie, i ma o to żal.

Podsuwa mi gorliwie dawne listy, zdjęcia,
porusza wydarzenia ważne i nieważne,
przywraca wzrok na prześlepione widoki,
zaludnia je moimi umarłymi.

W jej opowieściach jestem zawsze młodsza.
To miłe, tylko po co bez przerwy ten wątek.
Każde lustro ma dla mnie inne wiadomości.

Gniewa się, kiedy wzruszam ramionami.
Mściwie wtedy wywleka  wszystkie moje błędy,
ciężkie, a potem lekko zapomniane.
Patrzy mi w oczy, czeka, co ja na to.
W końcu pociesza, że mogło być gorzej.

Chce, żebym żyła już tylko dla niej i z nią.
Najlepiej w ciemnym, zamkniętym pokoju,
a u mnie ciągle w planach  słońce teraźniejsze,
obłoki aktualne,  drogi na bieżąco.

Czasami mam jej towarzystwa dosyć.
Proponuję rozstanie. Od dzisiaj na zawsze.
Wówczas uśmiecha się z politowaniem,
bo wie, że byłby to wyrok i na mnie.

(“Trudne życie z pamięcią” Wisława Szymborska )

“LA GIOIA DI SCRIVERE  Tutte le poesie (1945-2009) ” 
Wisława Szymborska
– Adelphi Edizioni –
Traduzione: Pietro Marchesani

Pioggia obliqua (IV)

Postati in Pessoa con i tag su 26 febbraio 2011 da FrammentAria

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IV

Che tamburelli il silenzio di questa stanza!…
Le pareti sono in Andalusia…
Ci sono danze sensuali nel brillìo fisso della luce…
All’improvviso tutto lo spazio si ferma…,
si ferma, slitta, si dipana…,
e in un angolo del soffitto, molto più lontano di dov’è,
bianche mani aprono finestre segrete
ed ecco mazzi di violette che cadono
perchè fuori c’è notte di primavera
sul mio stare a occhi chiusi…

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(frammento n. IV di “Pioggia obliqua” Fernando Pessoa)

IV

Que pandeiretas o silêncio deste quarto!..
As paredes estão na Andaluzia
E há danças sensuais no brilho fixo da luz…
De repente todo o espaço pára…
Pára, escorrega, desembrulha-se…,
E num canto do tecto, muito mais longe do que ele está,
Abrem mãos brancas janelas secretas
E há ramos de violetas caindo
De haver uma noite de Primavera lá fora
Sobre o eu estar de olhos fechados…

(fragmento IV “Chuva Oblíqua” – Pernando Pessoa)

“Poesie scelte” – Fernando Pessoa
Passigli Editori
traduzione: Luigi Panarese

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